ALL'INDICE
NOTIZIE E TERAPIE PARALLELE E DI SUPPORTO

1)
Risultati con la Microimmunoterapia
A seguito di rapporti su risultati favorevoli raggiunti in Belgio e Germania da medici che da molti anni praticano la microimmunoterapia anche su pazienti con problemi agli occhi, ho iniziato anch’io, in aggiunta all’agopuntura Boel a consigliare alcuni rimedi microimmunoterapici . E’ peraltro opportuno e necessario, (è bene ripeterlo) abbinare questi rimedi a quelli classici-tradizionali raccomandati dal proprio oftalmologo! In particolare nel caso di degenerazione maculare collegata all’età entrano in gioco, nei rimedi impiegati dalla microimmunoterapia, diverse sostanze somministrate in base ai principi classici dell’omeopatia (e cioè in dosaggio infinitesimale per attenuare la produzione di determinate sostanze, ed in dosaggio più elevato per potenziarne la produzione da parte dell’organismo).
Al centro della terapia con questi preparati vi è, nei casi di degenerazione maculare, il tentativo di bloccare l’angiogenesi prendendo di mira l’IGF1 (Insulin-like Growth factor 1 ) ed il VEGF (vascular endotelial growth factor) e di potenziare invece la produzione di BDNF(brain derived neurotrophic factor) e NGF (nerve growth factor).Viene inoltre attenuata la produzione di citochine proinfiammatorie e potenziata quella di sostanze che agiscono per diminuire edema e infiammazione. L’azione svolta dall’agopuntura Boel e potenziata dalla microimmunoterapia può poi essere appoggiata e rinforzata anche con alcune sostanze fitoterapiche, come ad esempio un estratto dalla corteccia dell’albero di lyciun barbaricum, impiegato in particolare nella fitoterapia cinese; in un esperimento sui ratti condotto dal dr. Kwohlei So,del Dipartimento di Anatomia dell’Università di Hong Kong, questa sostanza ha dimostrato un potenziamento della acuità visiva, tramite in particolare un effetto benefico nei confronti delle cellule ganglionari retiniche.

2)
La respirazione e la CO2
Il modo di respirare, e quindi la quantità'  di CO2 presente nell'organismo, influisce fortemente anche sulla salute degli occhi. Lo dimostrano ricerche effettuate presso Università'  americane, che peraltro si concentrano su medicine che trattengono la CO2 anziche' sul modo di respirare ottimale, che consente di non "dissipare"? la CO2.
La CO2, vista dal pubblico, in particolare in questo periodo di cambiamenti climatici, solo nella veste del "malfattore", deve invece (e ciò è ben noto nella fisiologia medica), essere presente nell'organismo nella quantità giusta (non troppa ma nemmeno troppo poca)
Sono tantissime le malattie sulle quali influisce la quantita'di CO2 nell'organismo, e quindi il modo di respirare; e l'iperventilazione (un modo troppo rapido di respirare che porta ad espellere troppa CO2) contribuisce a causare vari problemi di salute, tra cui soprattutto l'asma, ma anche numerosi problemi della vista, che possono pertanto essere migliorati con la respirazione, eliminando l'iperventilazione.
Il metodo migliore per ottimizzare la respirazione è stato elaborato fin dal 1960 dal medico 
K.Buteyko,  e la correzione di un respiro sbagliato con il metodo Buteyko mi sta dando, in particolare per l'asma ma non solo, risultati paragonabili a quelli ottenibili con il metodo Boel per i problemi degli occhi. Ed anche per questi problemi ristabilire un respiro ottimale è estremamente benefico. Sull'argomento  consiglio viamente di leggere informazioni sul sito www.buteyko.it o sul mio libro "attacco all'Asma... e non solo"pubblicato dalla Macrolibri ).
Sul sito www.mdsupport.org/library/carbondioxide.html, e' pubblicato un articolo inglese molto interessante,dell'aprile 2002,dal titolo "L'anidride carbonica puo' far migliorare la vista di pazienti afflitti da degenerazione maculare senile" di cui si riportano in italiano alcuni brani:
"Pazienti sofferenti di degenerazione maculare stanno traendo beneficio da una nuova terapia farmacologia attualmente sotto sperimentazione presso il Centro medico-scientifico dell'Universitoà  del Texas (UTHSC). La terapia comporta una combinazione di medicinali comprendenti l'anidride carbonica, un elemento che dilata i vasi sanguigni nella retina in modo da mantenervi un flusso di sangue adeguato. William E. Sponsel, M.D., direttore della ricerca nel dipartimento d'oftalmologia dell' UTHSC, sostiene che . . . impiegando determinate combinazioni di elementi chimici chiamati "inibitori dell'anidrasi carbonica"? (IAC) somministrati sotto forma di gocce oculari, l'occhio viene "indotto con l'astuzia(tricked) a mantenere la sua riserva di anidride carbonica, e riferisce che 60 su 65 pazienti hanno ottenuto un miglioramento drammatico della loro vista, sia che soffrissero di degenerazione maculare che di glaucoma."
E' quindi un professore universitario direttore di ricerca ad attribuire il miglioramento della vista all'effetto vasodilatatore della CO2 (pur noto in campo medico da quasi cent'anni!)e al fatto che l'occhio sia "indotto con l'astuzia", dagli inibitori dell'anidrasi carbonica, a mantenere la sua riserva di CO2.
Inoltre, anche nel sito dell'Università  del Texas vi sono altri commenti interessanti. Nel riferire i risultati positivi ottenuti dai pazienti coinvolti nella sperimentazione del dr.Sponsel si scrive: ". . . .il dr. Sponsel ha portato avanti questa linea di ricerca dopo aver scoperto che nelle persone che iperventilavano e soffiavano via? rapidamente la loro riserva di CO2, si verificava una diminuzione della vista."
La scoperta del dr. Sponsel, pur perspicace, non puo' essere ritenuta "nuova"? poiche' il dr. Buteyko (
www.buteyko.it) già  nel 1960 aveva osservato come la perdita di CO2 provocata dall'eccesso di respiro (iperventilazione cronica) comprometta il funzionamento di tutti gli organi, compresi gli occhi; non conoscendo le osservazioni del prof. Buteyko sull'iperventilazione e conseguente dispersione di CO2, il dr. Sponsel ha cercato un preparato farmaceutico ( gocce a base di inibitori dell'anidrasi carbonica, che "inducono con l'astuzia"? l'occhio a trattenere la sua riserva di CO2) mentre in realtà , per evitare che la CO2 dell'occhio sia "soffiata via"? durante l'iperventilazione la prima cosa da fare sarebbe appunto cambiare la respirazione, e quindi smettere di iperventilare e di "soffiare via"? la CO2 e, se cio' non fosse sufficiente e per rinforzare l'effetto, prendere eventaulmente anche le medicine!
Anche uno studio successivo in doppio cieco, del dicembre 2004,ha confermato gli effetti favorevoli dgli inibitori dell'anidrasi carbonica sulla circolazione di sangue nell'occhio. (Januleviciene, I. 1; Harris, A. 2; Kagemann, L. 2; Siesky, B. 2; McCranor, Purpose: To evaluate the effects of dorzolamide/timolol fixed combination (D/T) compared to latanoprost on intraocular pressure (IOP) and pulsatile ocular blood flow (POBF) in primary open-angle glaucoma (POAG) patients.)
Ecco ancora una sperimentazione recente che arriva alla conclusione che la vista e' migliorata perche' "la vasocostrizione durante l'ipocapnia (mancanza di CO2) causata dall'iperventilazione acuta viene impedita" ("Topical dorzolamide increases pericentral visual function in age-related maculopathy: pilot study findings with short-wavelength automated perimetry". Acta Ophthalmologica Scandinavica. 83(2):154-160,April 2005)

3)
La malattia di Refsum (eredopatia atassica polineuritiforme) quale causa di alcuni dei casi di Retinite pigmentosa.
Si calcola che nel 4-5% circa di chi soffre di retinite pigmentosa, la causa di questa retinite sia la cosìddetta malattia/sindrome di Refsum, così chiamata dal suo scopritore. In questa malattia i valori dell'acido fitanico nel sangue risultano elevati in modo abnorme.
Il tessuto adiposo umano è costituito da diversi acidi grassi. Uno di essi, l'acido fitanico, proviene dal fitolo presente nei pigmenti verdi delle piante. Gli esseri umani, i carnivori e gli onnivori fanno fatica ad assimilarlo Molti erbivori, bovini ed ovini che si nutrono esclusivamente di piante verdi, dispongono di un apparato digerente dalle capacità specifiche necessarie per l'assimilazione del fitolo e per la sua trasformazione in acido fitanico. L'acido fitanico è immagazzinato in forma di acido grasso nei tessuti adiposi e nel latte di questi animali. L'essere umano assume acido fitanico con il latte e la carne bovina e ovina; per assimilarlo e trarne energia abbisogna però di un enzima particolare. La maggior parte delle donne e degli uomini possiede questo enzima. Le persone affette dalla malattia di Refsum non sono invece in grado di assimilare l'acido fitanico; se consumano alimenti contenenti acido fitanico il suo tasso nel corpo aumenta in continuazione. Piccole quantità di acido fitanico nel corpo non hanno effetti dannosi; se tuttavia il suo tasso supera un determinato livello, l'acido fitanico ha un effetto tossico.
Tra i danni provocati da questo accumulo il problema dall'impatto maggiore è la retinite pigmentosa (RP). Nella maggior parte dei casi essa si manifesta in modo blando nell'infanzia per poi avanzare molto lentamente con il passare degli anni. Alla RP in caso di morbo di Refsum può abbinarsi sordità /debolezza d'udito, perdita dell'olfatto ed altri problemi come l'andatura incerta e la debolezza nelle gambe. I problemi di deambulazione sono correlati ai danni dei tessuti nervosi, provocati dall'eccesso di acido fitanico nel corpo. La probabilità che una persona con diagnosi di retinite pigmentosa sia affetta da malattia di Refsum è molto bassa (4-5%). Ed è ancora più improbabile che una retinite pigmentosa non abbinata ad altri sintomi, quali la perdita dell'olfatto o problemi di deambulazione, sia dovuta a malattia di Refsum. Tuttavia a mio avviso, se si soffre di retinite pigmentosa,vale la pena di fare gli accertamenti necessari (misurazione dell’acido fitanico nel plasma) per escludere la presenza della sindrome di Refsum. Ciò soprattutto perché contro i danni prodotti da questa sindrome esiste una terapia semplice ed efficace, consistente nell’evitare gli alimenti ricchi di acido fitanico (carne di animali che si nutrono di erbe, latticini; è necessario però non perdere improvvisamente peso perché in questo caso l’acido fitanico che si è accumulato nel grasso verrebbe rilasciato nel corpo in quantità e produrrebbe danni) mentre è molto più difficile mettere riparo al danno che si è già prodotto.
Anche in questi casi tuttavia si può forse ottenere un miglioramento e i benefici derivanti dalla dieta possono essere intensificati con la plasmaferesi, diretta ad eliminare l’acido fitanico dal plasma.

4)
EVITARE ED ELIMINARE IL FERRO IN ECCESSO
I
l ferro è in genere considerato solo come un elemento benefico; ed in effetti è indispensabile per la vita. Deve però essere presente nella giusta quantità perchè un eccesso di ferro è altrettanto dannoso quanto una carenza. Nel mio sito (www.saluteglobale.com) tratto diffusamente l'argomento.
Ricercatori del Medical College of Georgia negli Stati uniti stanno ora approfondendo i collegamenti tra l'emocromatosi (una malattia -sottodiagnosticata-  che porta all'accumulo di ferro nell'organismo, e la degenerazione maculare.The most common - and under-diagnosed - genetic disease in humans just may be a cause of the worst form of macular degeneration, Medical College of Georgia researchers report.
Se la loro ipotesi risultasse ulteriormente confermata, evitare le peggiori conseguenze dell'accumulo di ferro, come appunto quelle sulla vista, potrebbe essere così facile come donare regolarmente sangue, per smaltire il ferro in eccesso, ha osservato il Dr. Vadivel Ganapathy, presidente della MCG School of Medicine Department of Biochemistry and Molecular Biology.
Viene in genere assorbito il 10% del ferro contenuto negli alimenti consumati, e l'organismo non ha mezzi per smaltire il ferro in eccesso  che, anche in chi non soffre di emocromatosi ma consuma una dieta troppo ricca di ferro ed integratori, può con gli anni accumularsi a livelli pericolosi. I sintomi di un eccesso di ferro consistono in stanchezza, dolori, mancanza di energia, problemi gastrici e di circolazione. Si tratta indubbiamente di sintomi molto comuni, che possono dipendere da molti altri problemi di salute, e spesso l'eccesso di ferro non provoca sintomi. Consiglio pertanto di non prendere integratori a base di ferro  se non dopo averne accertato l'effettiva carenza. Ed una diagnosi di anemia non comporta necessariamente una carenza di ferro, perchè l'anemia può essere causata anche da carenza vit. B12. Occorre un'analisi dell'ammontare di ferritina nel siero. Se risulta in eccesso, nei casi più gravi è necessaria una terapia con medicinali specifici, mentre in casi più lievi bastano donazioni periodiche di sangue e terapie chelanti-disintossicanti meno aggressive. 

5) Effetti di raggi di luce, colori e luce del sole
In America, partendo dai risultati di uno studio risalente al 1948, sono stati reclutati dei pazienti per una sperimentazione sugli effetti dei raggi di luce, nei vari colori, sulla pressione oculare. I risultati sono stati presentati nel corso del 2010 alla conferenza del College of Syntonics Meeting, St. Petersburg, FL ed a quella dell' International Light Association Meeting, Amsterdam .
A volte, cercando in documenti medici anche antichi? (e nella medicina, tutto quanto risale ad oltre 50 anni fa e' ormai spesso considerato quasi preistorico?) si scoprono delle cose molto interessanti.
L' "American Journal of Ophtalmology" e' anche oggi considerata una delle pubblicazioni piu' prestigiose in campo oftalmologico. In un articolo apparso nel 1948, dal titolo "Some Experiments with Green Spectacles Prescribed to Glaucomatous Patients"?, a firma di R.B. Zaretskava, si riferiscono i risultati di una sperimentazione effettuata su un gruppo di 19 pazienti sofferenti di glaucoma.
Qualcuno dirà'  che la sperimentazione non era attendibile perche' non era in doppio cieco ma dato che la pressione oculare e' misurata matematicamente con congegni oculari non suscettibili all'effetto placebo, tale fattore sembra in questo caso meno rilevante. In questo gruppo di 19 pazienti la pressione oculare e' stata misurata tre volte al giorno . In tutti i pazienti e' stata rilevata una diminuzione della pressione, diminuzione che in media si e' aggirata da un minimo di 6 mm Hg a 10 mm Hg, e a tale riguardo va osservato che anche una diminuzione di 6 mmHg e' in questi casi notevole, poiche' fa passare una pressione di 22-23 mm Hg (già'  alta) a 16 mmHg ( normale). I meccanismi attraverso i quali la luce verde consegue questo risultato non sono chiari. L'autore dell'articolo accenna vagamente ad effetti della luce verde sul riordinamento del sistema nervoso autonomo, ma i risultati nel gruppo sono stati innegabili e varrebbe la pena di riprendere gli studi sull'argomento, effettuando una sperimentazione su un numero piu' elevato di persone.
Nel frattempo, chi soffre di questo problema potrebbe prendere in considerazione la possibilità'  di provare anche a portare degli occhiali con lenti verdi. Cio' ovviamente non in sostituzione ma in aggiunta ai trattamenti classici prescritti dal medico.
Il glaucoma e' un problema degli occhi ben curabile se preso per tempo ma che puo' provocare gravi conseguenze se trascurato.

6
) Luce solare
Che la luce solare, in quantita' non esagerata (ed ovviamente dalla fonte naturale e non da apparecchi abbronzanti vari) sia benefica e' un fatto noto (ed e' noto tra l'altro che prima della scoperta di medicinali efficaci, la tubercolosi veniva curata anche con l'esposizione alla luce del sole), ma anche qui l'esagerazione fa male. Una esposizione troppo lunga, ad una luce troppo intensa, in particolare se riflessa da mare/ghiaccio/neve, puo' essere pericolosa per la vista, soprattutto per le persone gia' alle prese con problemi in questo campo. Un recente studio su larga scala, lo "European Eye Study", (ved. Arch Opthalmol. 2008; 126(10); 1396-1403) condotto su ben 4753 persone di eta' superiore a 65 anni, e' arrivato alla conclusione che, sebbene i raggi UV della luce solare siano in gran parte assorbiti dalla cornea, la retina rimane esposta alla frazione di raggi blu , i quali generano ossigeno reattivo per cui la retina, in mancanza di sufficienti sostanze antiossidanti, rimane danneggiata. Lo studio ha quindi constatato l'esistenza di una correlazione univoca tra la degenerazione maculare collegata all'eta' da una parte, e l'esposizione alla luce solare e la mancanza di sostanze antiossidanti (luteina, zeaxantina ed altre) dall'altra.
Se questa e' la situazione per la luce solare, anche per la luce artificiale in casa c'e' poco da stare allegri! Sia le lampade al neon che le moderne lampadine ora raccomandate per il loro basso consumo di energia elettrica, emettono una luce che ha un'alta prevalenza di raggi nella zona blu dello spettro, e l'effetto dannoso per gli occhi di questi raggi blu e' stato provato da una lunga serie di studi, molti dei quali anche di vecchia data (ved. ad es. "Age-related maculopathy and the impact of blue light hazard" su Acta Ophtalmologica Scandinavica, 84, H.1, pag.4-15). E purtroppo anche gli schermi eleganti ed ultrapiatti dei moderni computer e televisori, pur preferibili a quelli antichi, emanano anch'essi una buona razione di questi pericolosi raggi blu.
Che fare? Innanzitutto sono da preferire, le classiche, "normali"? lampadine, finche' si trovano, (sono infatti in via di ritiraro dal commercio perche' consumano piu' energia elettrica ) e poi, soprattutto se per motivi professionali o altri, si e' costretti a passare molte ore davanti allo schermo del computer, conviene proteggere gli occhi con delle lenti di colore giallo, che filtrano e trattengono i raggi blu. E infine, e' bene, d'accordo con il proprio medico curante, fare attenzione a prendere una quantita' sufficiente di integratori con sostanze antiossidanti.

8)
ACIDO TAUROURSODEOSSICOLICO PER LA RETINITE PIGMENTOSA ED ALTRO
Uno studio pubblicato su 
Invest Ophthalmol Vis Sci. 2008 May;49(5):2148-55. con il titolo Tauroursodeoxycholic acid preservation of photoreceptor structure and function in the rd10 mouse through postnatal day 30. Rehabilitation Research and Development Center, Atlanta VA Medical Center, 1670 Clairmont Road, Decatur, GA 30033, USA. riferisce I risultati ottenuti con la somministrazione di questa sostanza in caso di retinite pigmentosa.
Recentemente questo acido biliare ha dimostrato proprietà benefiche in caso di malattie neurodegenerative, comprese quelle della retina. Questo studio ha dimostrato che le retine trattate con questa sostanza avevano, alla fine della sperimentazione, il quintuplo dei fotorecettori rispetto alle retine del gruppo trattato con altri mezzi.  
Indubbiamente occorrerebbero altri studi  per provare l’efficacia ma dato che l’acido tauroursodeossicoloco è comunque un integratore che nel peggiore dei casi non fa male, ed è già largamente usato per problemi del fegato ed altri, un tentativo in casi di problemi degli occhi potrebbe essere consigliabile (dopo aver ovviamente sentito il proprio medico).

9)
I Batteri
Una pubblicazione medica di tutto rispetto (Arch. Intern. Med. 2002;162), riporta i risultati di uno studio clinico nel quale e' stata constatata l'esistenza di un nesso tra la presenza del glaucoma e quella di un comune batterio che, quando presente in eccesso, provoca l'ulcera gastrica, l'Helycobacter pilori (H.pylori). I ricercatori hanno infatti constatato che l'88% delle persone con glaucoma aveva anche una quantità  eccessiva di H.pylori, e nell'83% di queste persone, trattate con successo per sradicare l'H.pylori, anche la pressione oculare si e' normalizzata e il campo visivo e' migliorato nei due anni successivi. Anche se appare tutt'altro che chiaro quale possa essere il meccanismo che collega il fenomeno della pressione oculare elevata e la presenza eccessiva di H.pylori, questi risultati sono ragguardevoli, tanto che è il caso, se si soffre di glaucoma, di controllare anche la quantità  di H.pylori presente nello stomaco, soprattutto se, oltre che di glaucoma, si soffre anche di disturbi gastrici-digestivi, magari ritenuti un normale "acciacco della vecchiaia"?. Se la quantità  di H. pylori presente risulta eccessiva, una cura contro questo batterio, oltre a migliorare la digestione, potrebbe anche far migliorare i problemi di pressione oculare. Anche questo trattamento, (così come il portare occhiali dalle lenti verdi , la respirazione con il metodo Buteyko per mettere termine alla dissipazione di CO2, e l'agopuntura per gli occhi con il metodo J. Boel) va fatto ovviamente in aggiunta? e assolutamente non in sostituzione dei normali trattamenti per il glaucoma prescritti dal proprio oculista!

1
0) Retinite pigmentosa e staminali
-E' noto che con il termine retinite pigmentosa (RP) si indica un gruppo di malattie ereditarie della retina che provocano una perdita progressiva della visione notturna e del campo visivo periferico. I recenti risultati degli studi di genetica molecolare sulla RP hanno dimostrato che esiste un comune meccanismo patogenetico, la degenerazione primitiva dei fotorecettori, che avviene sulla base di mutazioni di alcune delle proteine che costituiscono il ciclo della visione. Esistono inoltre delle forme non genetiche di degenerazione retinica simili alla RP che insorgono nei soggetti predisposti in seguito a varie cause (alcune infezioni, introduzione di farmaci retinotossici come clorochina, tioridazina, cloropromazina, indometacina, tamoxifene), o a traumi oculari, le quali vengono denominate pseudo-retiniti pigmentose.
Si intravedono, per un futuro non troppo lontano, nuove possibilità  di cura e miglioramento, connesse all'uso di staminali, o alla "retina artificiale". E' quindi importante cercare, nel frattempo, di conservare una vista sufficiente per poter condurre una vita normale.

11)
Alcuni integratori utili
In uno studio   (1) (pubblicato su Nutr. Metab. 2007;4:12) sono stati esaminati a fondo gli effetti della luteina, zeaxantina e mesozeaxantina.
La luteina, la zeaxantina e il suo stereoisomero, la mesozeaxantina, sono i principali costituenti del pigmento che ricopre la regione maculare dell'occhio. Questi tre carotenoidi antiossidanti, presenti nel centro della retina, filtrano la luce blu e proteggono i fotorecettori dai danni da radicali liberi. La densità  del pigmento maculare varia a seconda degli individui e diminuisce con l'età , ed e' piu' bassa in chi soffre di degenerazione maculare. La mesozeaxantina viene prodotta nella retina a partire dalla luteina. Tuttavia, con gli anni, questa conversione peggiora sempre di piu' e i livelli di mesozeaxantina diminuiscono; potrebbe quindi essere utile assumerla con degli integratori.
Gli studi effettuati hanno dimostrato che i livelli di luteina, zeaxantina e mesozeaxantina sono minori negli occhi di chi soffre di degenerazione maculare collegata all'età , e che un'integrazione con luteina, zeaxantina e mesozeaxantina permette di rinforzare la densità  del pigmento maculare e, così, di aumentare la protezione dell'occhio .
Nello studio citato, durato 120 giorni, a 10 pazienti sono state somministrate delle capsule a base prevalentemente di mesozeaxantina, con quantità  marginali di luteina e zeaxantina, mentre altri 9 pazienti formavano il gruppo di controllo placebo. A conclusione della sperimentazione si e' visto un notevole incremento nella densità  del pigmento oculare del gruppo che prendeva la mesozeaxantina mentre non si e' verificata alcuna variazione nel gruppo placebo. Un'altra possibilità  di integrazione e' quella collegata all'impiego di vitamina A in alte dosi. Già  nel 1993, nel quadro di una ricerca randomizzata della durata di sei anni, effettuata su 601 pazienti, (Berson EL, Rosner B, Sandberg MA, et al (1993). "A randomized trial of vitamin A and vitamin E supplementation for retinitis pigmentosa"?. Arch. Ophthalmol. 111 (6): 761-72) Berson e collaboratori comunicavano che nelle forme piu' frequenti di retinite pigmentosa si poteva, somministrando quotidianamente 15'000 UI di vitamina A palmitato, arrivare a rallentare del 20% il decorso della malattia . Ulteriori successive ricerche hanno dimostrato anch'esse dei miglioramenti. Sandberg e collaboratori (1996) avevano anch'essi accertato effetti positivi della terapia con vitamina A non soltanto a livello di elettroretinogramma, bensì anche con un decorso positivo del campo visivo in 125 pazienti del gruppo originario. La perdita di campo visivo delle persone trattate con vitamina A palmitato era risultata significativamente inferiore a quella del gruppo di controllo (Sandberg et al., 1996).
Nel primo studio sopramenzioanto e' risultato, stranamente, che i pazienti che oltre alla vitamina A prendevano anche vitamina E in alte dosi, avevano riportato risultati peggiori. Si presume che la causa consista nel fatto che una elevata presenza di vitamina E nell'organismo inibisce l'assorbimento e il trasporto della vitamina A nella retina. In conclusione,queste sono le raccomandazioni del comitato medico-scientifico di Pro Retina Deutschland che, nel ritenere che in via di principio si possa considerare sensato un apporto regolare di vitamina A palmitato in pazienti RP, osserva tuttavia che occorre prendere in considerazione l'eventuale insorgere di effetti collaterali.
Prima di iniziare l'assunzione il paziente RP deve pertanto consultare l'oculista al fine di appurare se nel suo caso specifico una cura con vitamina A palmitato abbia senso. Se si opta per la cura, si dovranno in primo luogo esaminare le funzioni epatiche. I pazienti con un tasso di retinolo estremamente elevato o che hanno una malattia del fegato dovrebbero rinunciare ad assumere vitamina A oppure dovrebbero ridurne proporzionalmente il dosaggio in accordo con il medico curante. Si raccomanda di far esaminare ogni anno il tasso di vitamina A nel sangue e le funzioni epatiche. Si impone la massima prudenza nella somministrazione giornaliera di oltre 10'000 UI di vitamina A ai bambini; per questi gruppi di età  non sono infatti stati sufficientemente chiariti i possibili effetti collaterali dannosi. Se si optasse comunque per la somministrazione di vitamina A palmitato ai bambini, la dose dovrebbe essere ridotta in proporzione al peso corporeo. Le donne che vorrebbero un figlio o che rischiano di restare incinte devono evitare di prenderla. Si dovrebbe inoltre rinunciare ad una contemporanea assunzione di vitamina E in dosi elevate, quali per esempio 400 UI al giorno.
Se il paziente RP prende anche altri farmaci deve comunicarlo all'oculista o al medico di famiglia perche' possono esserci delle interazioni tra i diversi prodotti assunti. Siccome esistono delle interazioni tra la vitamina A e l'alcol, si raccomanda di evitare un consumo eccessivo di alcolici. Non e' tuttavia necessario rinunciarvi del tutto.
Non si dovrebbero prendere altre forme di vitamina A, quali per es. il beta-carotene .Il beta-carotene non rappresenta in questo caso un'alternativa valida alla vitamina A palmitato perche' il corpo non lo metabolizza allo stesso modo. Non si dovrebbero quindi prendere quei preparati di vitamina A che si comprano senza ricetta nelle farmacie, nei negozi bio o nei supermercati, dato che di regola non si tratta di vitamina A palmitato.
Un eccesso di vitamina A puo' provocare: caduta dei capelli, labbra screpolate, ingrossamento del fegato e del pancreas. prurito, stanchezza, nausea,anoressia,ispessimento osseo, danni epatici.
Possono inoltre manifestarsi diverse interazioni. Le principali sono:
alcool: se consumato in modo eccessivo danneggia il fegato e interferisce col metabolismo della vitamina A;
estrogeni e contraccettivi orali: diminuiscono le riserve epatiche e aumentano la concentrazione plasmatica di vitamina A;
antiacidi (con alluminio), Colestiramina, Neomicina:diminuiscono l'assorbimento di vitamina A. e vanno dunque presi a distanza di almeno 2 ore; olio di paraffina: aumenta l'eliminazione di vitamina A;
retinoidi (Roaccutane, Neotigason): aumentano la tossicità  della vitamina A; tutti i preparati contenenti altre forme di vitamina A : le capsule di olio di fegato di merluzzo ne contengono addirittura 7500 UI. Bisogna quindi evitare di assumerle durante la cura.
In conclusione, la cura con alte dosi di vitamina A non va assolutamente intrapresa in base al ragionamento del "si tratta di una vitamina; non puo' far male". Alte dosi di vitamina A possono far male. L'elenco riportato contiene solo alcune controindicazioni, interazioni e possibili effetti dannosi. Occorre assolutamente, per decidere se provare questo tipo di cura, consultare il proprio medico curante.

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